Latest Posts

Discendenze VI

(Innata la violenza)

…dei miasmi dei corpi soluti

all’aguzzino poco importa:

“tra le mangrovie restino i fantasmi

sul confine tra terra e mare”sembra dire

tra uno sforar di bisturi ed un tocco d’eletrodo.

Accanto a sè ha la vittima

l’aguzzino la tortura con sapienza

(quasi amore si direbbe)

alle volte, il polso tastando, esamina l’occhio

e se sta per mancare sosta

col moribondo tirando il fiato.

Poi riprende.

Macabra la costanza nei secoli:

sadico e meschino

si direbbe amore che divori con odio.

Orde vedono la luce dei roghi feroci divampare

dopo aver ferito e stuprato

per poi perire a loro volta.

Ma l’aguzzino dell’incubo

che sulle nevi rosse scia glaciale

alla fine se ne torna dalla sposa quieta

e, dopo un bacio al figlio della notte

a tal punto si disperde nella vastità del nulla

che par che dorma il sonno atavico del giusto

25/08/2010 woodenship

 

 

Discendenze V scrosci da un raccontare incantato*

 

Siedi ch’è tardi/stanche le gambe

che l’aria gela. Ad un po’ di calore pensi

che ti sovviene l’inferno: il diavolo ne sbuca serio,

Parlando piano e costante, di Creso e di Mida ti dice

dice di Colei che scroscia, dice che piove

ch’è logica fragile volerla imbrigliata:

quando di Colei è tempo

che nel greto si enfi fiumana

assassina furente

libera di tracimare esondi… Facendosi madre

al diluvio corrispondendole saetta

che già squarci il sudario nel buio/ atterrendo

sul petto umano acquattandosi, Ella impudica/ illividendo

chè della vittima è ultimo il rantolo/ illuminando

rilasciando fiele dai seni di torba/ lampi da tregenda

al suo cospetto risalti il pallore/ nell’orrore svelando

l’inganno: già che gli angeli sono mortali

/ sono deperibili gli angeli…/

E vecchio il diavolo, di Erodoto indossa il chitone

ti si avvicina tutto vestito di bianco

che la notte è fresca ti dice

Della testa di Ciro il grande affogata nel sangue sussurra

dice dell’artigiano imbalsamatore di Luxor

dell’anima ti dice

dice degli angeli che presto s’appannano

poi che degradando restano ossa

segnando della vita il confine:

a tanto dalla culla ancora lì

saranno; alla struscia del vento

assoli di fischi e brusii

canzone nel vuoto tra costole

pettinatura d’erbe e fiori di campo.

Della dipartita tutto il cordoglio

della solitudine non allevia l’orgiastica

vicenda umana: è l’enigma/ falso enigma l’anima

riproposto sempre nuovo/ opera del mercante di Tuscia

che pare sentirlo estenuante/ etrusco vagabondo solitario

incessante prorompere dal rigore/ esule per le steppe di Scitia

irrevocabile di morte/ artista di atomi e molecole in angeli.

Se un’anima in corpo c’è/ plagio ha da essere l’anima

dove possa o in che riparo irrompa/ già nel riverbero risalta

o se mai dalla carcassa se ne sia/ spettro dell’astro che fu

distaccata, convolando inconscia/ stella riducibile

sull’onda cullata via dalla melodia/ luccichio labile

Oltre Aldebaran e più lontano/ arrivata in vena è Colei ch’è d’Acqua

oltre l’ultima galassia/ che già muta geografia astrale

in comunione arcana di energie/ con dita di ghiaccio fruga

celesti e misteriose motrici astrali/ annacqua sino al midollo…

Rimuovendo: dice del sogno/ dice del mito/ dice della ragione

sul confine tra sogno e follia t’inganna che pensi

che credi che ti stia parlando

ma è solo senescenza

malattia che fa latrare alla notte

arringando le ombre

 

 

Dedicata ad Erodoto

woodenship  24/08/2010

Discendenze IV(la parola)

Si apre funerea la palude, gorgoglio smorto

filtrando tra le foglie morte, guida

consapevolezza che non stagna

l’esistenza: filo contorto

inebria e illude, però mai immobile

pur non compresa nel senso mai langue

ne sa colei ch’è d’Acqua

e della favella possiede il canto

delle conchiglie all’orecchio il muggire dei marosi

lo sgorgare di fonte nelle gole tra monti

la sferza fischiante dai bacini travolti dalla pena…

E’così che possiamo dire di averlo fatto nostro

il suo linguaggio di passione piena

come anche la paura che ci venga tolto.

Noi che temiamo di ammollarci nell’angoscia muta

ch’è condanna all’afasia: che, esplicare

soltanto adesso si possa, e mai più

e che rimanga indicibile, infine

l’atavico rimbombo per geni

vibrare del messaggio dallo sprofondo dei tempi

che la parola sia possibile e sufficiente

a noi viventi per condurci oltre le stelle

complessa materia onirica fino ed oltre

del chiarore il tormento e delle stesse il collasso.

 

23/08/2010 woodenship

Discendenze III

 


scorrendo frenetica nelle vene

Acqua

intride, pervade, invade

dando impulso alla genesi
per discendenza infame: sangue
in piena di passionali diluvi
sfascia, esondando nell’animo
recondito da dietro ogni volto
capillare e fondante d’un soma
della struttura dell’architrave
genetica dalle linee sinuose
in anse fluviali rilasciando pensiero

divelto annegato in fumi

succo d’agave. Appreso  ai rami

inebriante

ai tronchi
alle rocce appresso
tra gli umori nel bosco folto
rappresa traccia del desìo dissolto
muschio vellutato residuo di contatto
traccia
d’un essere dalle origini sconnesse
ardito, nel riproporsi, cangiante
nell’evolversi espressione di progresso
sentimento liquido
umano: la lacrima.
woodenship  23/08/2010

Discendenze II

Da allora Colei è sovrana: piove

scroscia, screma, spiove 

frangendo creste in nuovi deliri

brulichii depositantisi a battigia.

Sovrana e maestra d’ ascia ne fa cantiere:

avvia/ brutale tronca/ addrizza/ pialla

alliscia: spettro, infine, sovrintende

il battello varando di coralli;

veliero andante, la polena dilavando con procelle

il molo dei mondi di cristalli strisciando di morte

prima del mare fondo tra Scilla e Cariddi

ove l’enigma persiste: l’orrore

come si cattura di Colei, forse

con la grigia grafite nell’anima

il colore  del sangue addensando?

Come resisterle

quando  scrosciando piscia spore

da una matura vescia

strappando vermi alle salme

sfatte?…

 

Ci manca l’equilibrio sul ponte

Da tempo immemore

Tanto che umida ci fa lacrimare

tempesta

 

woodenship  23/08/2010

Discendenze

Della quiete, passo a passo

la narcosi si rese evidente: delle polveri sospese

la noia e l’impellenza che scrollasse dalla stasi

nelle molecole instillando il moto verso una stella

forma volta a crear sostanza.

Chissà quante volte di quell’equilibrio precario

e quante volte la matematica della casualità

l’aveva rotto

nelle nebulose provocando la favilla

sprigionando il fuoco della fissione:

nevrosi ed amori nacquero

assieme ad esse la gelosia.

Al fuoco alla terra ed all’aria

l’acqua s’aggiunse.

All’inizio come pioggia che pigola

poi in vapore sfrigola.

Infine come Colei che d’acqua si fece

e negli abissi generò la vita

… favilla anch’essa.

 

23/08/2010 woodenship

Volti asimmetrici per una sola maschera

Il bacio che rimorde sa di gesso

spiove di rosso sulle labbra

sterzando nel buio. E’ mistero

di chi sia: il Potere ha tanti volti

ma solo una maschera, rigida, ossessiva.

E’folle e non solo apparenza;

la freccia di luce che sprigiona dagli occhi

abbagliando, ammalia effimera

mentre, avviluppando di corde, assassina

il coltello d’osso rituale affondando alla schiena

così da fare della vittima un arlecchino

colori melma di fosso

con indosso il vecchio costume

dalle nuove macchie di sangue

petrolio e fango

all’occasione pronto suicida

 

11/03/2011 woodenship

Il pesco dai fiori negati

Sensuale risuonare ritmico/ i tuoi passi intorno al sole

corsa tra i rami fitti col fiato grosso del pesco in festa

l’albero tuo cuore atomico gemello astrale

all’unisono vibrava con gemme e boccioli allo sguardo

 

Studioso io del tuo essere unica

forma di vita nello spazio

ora svanita

come un canto dell’estate alle prime foglie cadenti

 

Ma so che ancora esso splende

so che il tuo sorriso tuttavia illumina:

è rimasto caldo, seppure lontano

invisibile per tutto l’inverno

 

stagione lunga d’assenza

delimitante vuoto ch’è ancor tale.

Pallore che si dilata freddo

è il tuo pesco a negarmi ora

 

la vita: lo sbocciare di tra le stoffe

della tua pelle ai baci di vento

sfrangiarsi di vampe

dal raggiare di corona solare

 

30/04/2012 woodenship